…e l’architettura?

tana

Bruno Zevi, nel sul Saper vedere l’architettura (1), inizia con un affascinante parallelo tra cinema, musica, teatro e architettura….

A tutti è accessibile, quotidianamente, un aggiornamento su…ultimi film al cinema (regia, cast, storia, aneddoti,…); dischi usciti, i musicisti emergenti, quelli commemorati (storie, recensioni, indiscrezioni); spettacoli presenti sulla scena italiana e internazionale (regia, scenografia, attori, storie,…).

Siamo informati, o abbiamo la possibilità di farlo, come possiamo decidere di non vedere quel movie, non assistere a quella commedia o non ascoltare quel sound…..e l’architettura?

Ci siamo dentro, ci camminiamo, la attraversiamo, è fondale…apriamo gli occhi e la vediamo, non possiamo spegnerla, evitarla, esimerci dal viverla, eppure….non ne sappiamo quasi nulla!

Critici, architetti e storici sono sicuramente corresponsabili di questo scollamento…..e la sensibilità umana si è assopita verso standard abitativi ed estetici mediocri senza accorgersene!?

Un argomento che ci coinvolge così tanto, da essere sfondo quasi costante della nostra vita, con la quale la gravità ci mette in costante contatto, come può essere tanto ignoto?

Non si sono trovati i modi, i linguaggi, gli stili appropriati per interessare il grande pubblico, per rendere tutti complici e corresponsabili di quello che avviene al nostro “paesaggio”,…..che fare?

E’ la tridimensionalità che ci spaventa? La mancata comprensione dello spazio, in quanto concetto astratto, difficile da rappresentare?

Il suo gradimento si gioca molto sul piano della percezione: la luce (naturale e artificiale), i colori, le texture, gli scorci che ci propone,i suoni, le situazioni che è in grado di accogliere e spesso innescare….come trasmettere questi aspetti?

Viene disegnata, renderizzata, fotomontata, ma solo l’atto del viverla ne fa cogliere la sua essenza….

Forse dobbiamo girare di più, e avere un metodo per capirla, degli strumenti che ci possano far comprendere degli aspetti che dalla pura percezione non riusciamo a fermare, verbalizzare…

Il primo atto istintivo dell’uomo è creare il proprio alloggio, la tana, renderlo confortevole, adatto alla propria vita individuale e sociale, ma difficilmente a una cena si parla di Spazio con la stessa intensità e leggerezza con cui invece si argomentano film, spettacoli o concerti, anche se a tavola è seduto un architetto!

Riflettiamo, riflettiamo, riflettiamo

Lo spazio che viviamo, proprio o collettivo, ci dice molto di chi siamo….e io sono un architetto!

😉

(1) Bruno Zevi, Saper vedere l’architettura, Einaudi Tascabili, Torino, 1993

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