“Cité Radieuse”, comunità radiose

Per affrontare l’emergenza alloggi che caratterizzava il secondo dopoguerra, l’idea di Le Corbusier era di invadere le periferie urbane con edifici-transatlantico, autosufficienti quanto una nave, un nuovo modo di vivere la città o meglio di ricreare delle micro-città.

La sua invasione non è avvenuta, alcuni modelli di unità di abitazione furono realizzati in altre città (ne realizzò cinque, a Marsiglia, Firminy, Nantes, Briey – en – Foret, Berlino), ma l’esperienza fu presto archiviata come un folle insuccesso.
Tuttavia l’unità di Marsiglia, dopo un iniziale declino, ha goduto di un inaspettato rinascimento diventando l’icona di se stessa.

Architetti e intellettuali, hanno trasformato il mostro architettonico in luogo di culto da visitare, da vivere. Tale sorte è condivisa da alcuni capolavori dell’architettura contemporanea: schifati o disprezzati dalla gente comune ma non dagli addetti ai lavori!

Io per prima nel visitarla, dopo averla studiata per anni, mi sono emozionata come una bambina, felice di confermare il modulor, di verificare i 5 punti del maestro e di godere delle sue magnifiche abilità formali e spaziali!!!

Una architettura sociale mi ha fatto pensare al momento storico che stiamo vivendo, siamo del bel mezzo di un era “social”…nello stare in questa nave mi è sembrato che Le Corbusier abbia anticipato facebook con una primordiale versione reale che con il tempo si è perfezionata in digitale…vediamo se anche i social andranno alla deriva e diverranno spazi culto o se saranno capaci di evolversi seguendo le emergenze variabili, ma costanti, di creare dei contatti e di formare delle comunità…radiose!!!

😉

Wikipedia: “L’Unité d’Habitation de Marseille (Unità di abitazione di Marsiglia) rappresenta una delle realizzazioni pratiche delle teorie di Le Corbusier sul nuovo modo di costruire la città ed è uno dei punti fondamentali di arrivo del Movimento Moderno nel concepire l’architettura e l’urbanistica. L’Unità di abitazione, alta 18 piani, è composta da una successione di 337 appartamenti, quasi come se fossero stati costruiti in serie e poi assemblati, a testimoniare la sua idea, secondo la quale la casa si sarebbe dovuta trasformare in una “macchina per abitare”, adeguandosi al periodo storico rivoluzionato dall’invenzione delle macchine, nel quale possono abitarvi fino a 1500 persone.

Ogni unità abitativa è del tipo “duplex”, cioè disposto su due livelli diversi accessibili mediante una scala interna. Gli ingressi sono disposti lungo un corridoio-strada situato ogni due piani. Al settimo e ottavo piano sono presenti una parte dei servizi generali necessari alla popolazione (asilo nidonegozilavanderiaristorante, ecc.), in modo da eliminare, secondo la teoria di Le Corbusier, il salto dimensionale tra il singolo edificio e la città, cosicché il primo divenga un sottomultiplo della seconda. Per lui non esiste una sostanziale distinzione tra l’urbanistica e l’architettura e la sua attenzione si è rivolta a studiare un sistema di relazioni che, partendo dalla singola unità abitativa, intesa come cellula di un insieme, si estende via via all’edificio, al quartiere, alla città, all’intero ambiente costruito.

Un’altra innovazione è rappresentata dal tetto abitabile (o tetto giardino, secondo i celeberrimi “Cinque punti“), il quale, grazie all’utilizzo del calcestruzzo armato, può essere adibito a diverse funzioni sociali e sarebbe potuto divenire, secondo le idee dell’architetto, un enorme giardino pensile. Osservando il basamento si può notare l’adozione dei pilotis, a forma di tronco di cono rovesciato, per sorreggere tutto il corpo di fabbrica, separando le abitazioni dall’oscurità e dall’umidità derivanti dalla collocazione a terra, ma, soprattutto, rinunciando definitivamente alle mura portanti e quindi affidando il sostegno del solaio ai soli pilastri. L’ennesima intuizione si può evincere dall’arretramento degli stessi pilastri rispetto al filo dei solai. Questa tecnica consente uno sviluppo della facciata indipendente dal resto dell’appartamento e in particolare permette l’utilizzo di finestre a nastro, capaci di scorrere lungo la parete e di fornire un’illuminazione eccellente.

L’Unità di Abitazione fu realizzata su incarico del Ministero dell’Urbanistica e della Ricostruzione francese nel 1946, a fronte della disastrosa situazione in campo edile del secondo dopoguerra. Questa fu la prima delle cinque unità progettate da Le Corbusier, prima di esse, però, l’architetto svizzero incontrò molte difficoltà nel realizzare queste sue idee quasi “rivoluzionarie”. Quel nuovo modo di concepire l’architettura suscitò spesso accesi dibattiti e subì violente stroncature. Nel realizzare piani urbanistici, i suoi progetti si rivelarono avanti, rispetto al corso dei tempi, di almeno trent’anni.”

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