Piccolo blu e piccolo giallo

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Nel 2006 sono andata per la prima volta alla scuola materna della mia primogenita per leggere una storia, scelsi proprio Piccolo blu piccolo giallo di Leo Lionni e per coinvolgere al meglio il piccolo pubblico mi presentai con un pallino di carta acetata blu e uno giallo (quella trasparente) e su uno sfondo bianco resi tridimensionale il racconto.

Nel 2009 rifeci la stessa scena per la secondogenita tirando fuori da una scatola, a fine lettura, anche tanti pallini di altri colori da far ‘abbracciare’ e far nascere tanti, tantissimi colori.

Il prossimo inverno sarebbe il turno di lettura nella scuola della terzogenita e già mi stavo immaginando il possibile sviluppo della lettura, quando leggo sul giornale una notizia incredibile: il libro viene considerato ambiguo, ‘gender’, dal neo-sindaco di Venezia e quindi è finito sigillato in uno scatolone insieme ad altri 48 titoli di altrettanta importanza e bellezza!!!

Mi sfogo con un’amica:

Sai Elsa, avevo scelto questo libro perché la tata di Anna mi aveva chiesto di leggere qualcosa che parlasse di differenza e di integrazione – tema molto caldo nella nostra multietnica società e se affrontato nel modo giusto e da piccolissimi può divetare una ricchezza infinita e non qualcosa che ti fa paura.

I due pallini di Lionni mi erano sembrati perfetti!

Ognuno ha la sua identità, il suo colore primario di appartenenza, colore che rappresenta la famiglia, l’origine, la classe sociale, gli usi culturali e molto ancora, insieme giocano e si divertono così tanto da volersi abbracciare – l’abbraccio è un altro tema importante, riuscire a perdersi in un abbraccio è una competenza che va assolutamente acquisita 😉 – nel farlo e senza rendersene conto diventano qualcosa d’altro, un nuovo straordinario colore (colore secondario). Però in questa veste non vengono riconosciuti dai loro cari (che disperazione e quanti pianti!!!), si sono sciolti di dolore e nel farlo si sono accorti di non aver perso la loro identità primaria e di saper gestire anche la secondaria e tutte quelle possibili future e impreviste che possono arrivare ‘abbracciando altri colori’ primari, secondari o….

Ed ecco che in un abbraccio di colori c’è un racconto fatto d’amore, di individualità, di conoscenza, di apertura verso il diverso, di accoglienza, di individualità ritrovata e maturata e di girotondi di emozioni.

Che paura nei volti dei bambini quando piccolo verde non viene riconosciuto né dalla famiglia blu, né da quella gialla, che respiro di sollievo quando il pianto disperato del pallino verde ha separato nuovamente le particelle gialle da quelle blu, che forte senso di disagio da parte delle famiglie che non hanno riconosciuto il proprio pallino solo perché abbracciato ad un altro.

Questo è diseducativo???

Questa perfezione grafica che affronta magistralmente temi complessi deve finire in uno scatolone????

Agito il libro, la mia amica viene quasi colpita e nel schivare l’urto mi abbraccia.

Chissà che colore siamo le sussurro nell’orecchio.

😉 😉

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