Elastici?

Ho sempre trovato affascinante il momento in cui l’opera d’arte è scesa dal piedistallo per avvicinarsi all’osservatore.

L’arte cinetica è stata strategica per questo processo! corrente degli anni ’20 del secolo scorso, sviluppatasi nel secondo dopoguerra e che ha raggiunto la sua maturità negli anni ’60 quando si introduce il movimento nell’opera artistica: movimento che può essere fisico, come nelle sculture cinetiche di Jean Tinguely, nei mobile di Alexander Calder o nelle prospettive mobili di Gianni Colombo oppure virtuale, come nei dipinti Op art di Bridget Riley, di Yaacov Agam, nelle illusioni ottiche di Alberto Biasi o nelle “superfici a testura vibratile” di Getulio Alviani.

Il rapporto attivo fra opera d’arte e spettatore, con l’immagine che si modifica in sé o in seguito allo spostarsi nello spazio di chi guarda, è uno straordinario processo al quale assistere/partecipare. Per questo durante l’ultima lezione prima delle vacanze natalizie, siamo stati a visitare uno Spazio Elastico di Gianni Colombo presso Fondazione Carriero.

Ci sembrava doveroso presentare agli studenti alcuni lavori di uno dei fondatori di NABA, ed è incredibile confermare come un progetto presentato a Venezia nel lontano ’68 – allestimento che risultò vincitore della 34esima edizione della Biennale – possa ancora oggi sorprendere così tanto per semplicità ed efficacia, per pulizia e follia.

Nella speranza di riuscire a conservarci il più a lungo possibile elastici, vi auguro buon 2016!

😉

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