NABA wanted

Durante una domenica settembrina, Maddalena (amica e ex-collega in NABA) mi ha parlato di un progetto che la vede coinvolta, si tratta di “CineWanted”: una selezione accurata di pellicole, le più premiate nei festival internazionali, proposte in lingua originale e talvolta accompagnate da incontri con: registi, produttori, distributori.

L’idea, messa in scena nel bellissimo spazio industriale di Spazio Avirex in via Tertulliano 68 a Milano, coinvolge anche musica, danza, cineforum per ragazzi con merende, centrifughe, letture, scacchi, bookcrossing, vinili e vini ricercati a prezzi popolari.

Super 😉

Nel guardare il loro programma mi sono imbattuta in The wolfpack, un film che parla della famiglia Angulo, di sette fratelli tenuti sotto chiave dal padre, di vivere in spazi limitati e dalle funzioni definite, in cui New York (e chi la vive) è assoluta protagonista senza essere quasi ripresa, una pellicola che parla di assenze e di paura, di prigionia, di sogni infranti, di giochi di ruolo, di emancipazione e di creatività.

Il racconto è di  Crystal Moselle, una giovanissima donna, che nell’incontrare i fratelli Angulo per strada (nella loro spontanea fase di ribellione dal padre) li segue – 5 ragazzi dai capelli sino al sedere, gli occhiali scuri, che sembrano usciti da un film di Quentin Tarantino -, non potevano sfuggire al suo sguardo!

Perchè questo film?

Il corso di Urban Design quest’anno lavora in periferia, nel Vigentino e parla di confini, di limiti, visibili e invisibili, percepiti o intuiti, di spazi della paura, di luoghi periferici dalla incerta identità, di disorientamento percettivo, di luoghi in attesa, e per questo il film mi sembrava perfetto, anche se in un’altra scala i collegamenti sono molteplici!

Come una matrioska ci siamo trovati dentro a un Temporary Cinema, un progetto atto a riattivare uno spazio periferico nel generare occasioni di incontro e scambio (con la distribuzione WantedCinema), per guardare un film che parla di spazi minimi chiusi e di urbani da evitare, di disagio e paure nella distanza. Distanza culturale, distanza fisica, distanza intellettuale, distanza sociale e politica, distanza religiosa, distanza!

Bisognerà riflettere sulla distanza!

Ma intanto ringrazio Hagit (collega del corso parallelo in lingua inglese) e Giulia (co-docente al corso con competenze specifiche in storia dell’architettura) che mi hanno seguito, Chiara (NABA Academic Coordination, che è riuscita a fare una magia con l’orario) e ovviamente i ragazzi che, nel cogliere con entusiasmo la proposta, la hanno resa possibile!

Un pensiero speciale a Maddalena (e al suo gruppo)!

😉

 

 

 

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