I want to be free

Lunedì scorso abbiamo continuato a camminare.

Cammina, cammina, siamo arrivati allo Scalo di Porta Romana*.

In linea d’aria è uno degli scali -coinvolto nel progetto Circle-Line – più vicini al Duomo, eppure, aperto il cancello ci siamo trovati in un altro mondo: luce forte, diretta, nessun filtro, vento, e il nulla davanti a noi, sembrava di essere nella Terra di Mezzo del Signore degli Anelli! ma come orizzonte, invece di montagne scure e tenebrose, c’è Fondazione Prada che fa’ il suo occhiolino dorato sullo sfondo argentato degli specchi del cantiere Symbiosis, WOW!

Cammina, cammina, abbiamo attirato l’attenzione di alcune persone che vivono li; ci sono due modi per vivere nello Scalo di Porta Romana: 1_sei stato selezionato dal Centro di prima accoglienza francescano gestito da Suor Maria, che usa degli spazi che la Ferrovia ha dato in comodato d’uso 2_dormi a cielo aperto, o meglio sotto un albero oppure in micro spazi creati assemblando materiale di riciclo.

Se dormi fuori non puoi farti la doccia da Suor Maria e nemmeno mangiare con loro, “è importante il rispetto delle regole” afferma determinata la suora tra una benedizione e una perla di saggezza.

Siamo stati avvicinati/accolti da Lamin.

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Lamin ha 35 anni, è laureato in Psicologia sociale, bell’aspetto, look impeccabile, parla perfettamente 4 lingue, è musicista, viaggia da anni in giro per l’Europa e da 4 è a Milano, i primi due ha vissuto dai francescani ma ora “he wants to be free”.

In un cerchio al sole abbiamo ascoltato la sua storia, abilmente raccontata passando da una lingua all’altra per enfatizzare aneddoti o meglio definire il clima delle situazioni narrate. Lui dorme sotto l’albero, al mattino appena sveglio raggiunge degli amici che hanno una casa, si fa la doccia, lì lava anche i vestiti, e poi esce. Vuole parlare con la gente, vuole provare a capire come mai sono così in pochi a parlare con lui.

Poi dal suo zainetto ha tirato fuori un libro, un libro che parla dei caratteri delle città italiane, una edizione specifica per imparare la lingua anche attraverso alcune sfumature culturali. Insieme abbiamo letto “Milano: la città della fretta”. Forse è per questo che in pochi parlano con me? Perché hanno fretta?

Domanda retorica e risposta abusata per allontanarlo, la verità vera è che Lamin è un uomo nero e un immigrato.

Lui definisce IMMIGRAZIONE una parola politica e ci chiede di provare a concentrarci sulle persone, su di lui, su tanti altri come lui, provare a parlare!

Basterà parlare Lamin? Perché non sei rimasto a dormire dentro Lamin? Perché non ti sei fatto trovare un lavoro e creato un ruolo Lamin?

“I want to be free, e voglio essere ascoltato!” questa in sintesi la sua risposta 😉

Sentirsi liberi è un ottimo punto di partenza se si parla di spazio pubblico, ma quali sono le regole del gioco per farlo?

Un gioco che stiamo cercando di giocare con il corso di Urban Design di quest’anno…grazie ragazzi per la vostra passione 😉

*Sempre un grazie enorme a Paola e a FS Sistemi Urbani per la generosa accoglienza nei loro spazi 😉

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