Silenzio!?

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Nel visitare gli scali ferroviari di Porta Genova e Porta Romana abbiamo avuto la sensazione netta di un calo di rumore. Come quando stai ascoltando una canzone e cambi stanza, la città si è affievolita e siamo entrati in una dimensione acustica ovattata.

Il suono, spesso presente nella sua declinazione di rumore, è difficile da schermare, in ambienti interni e ancor più all’esterno.

In generale le strategie più utilizzate si basano sull’aggiunta di suoni, invertendo il concetto di diminuzione abbinato alla sottrazione, ascolto la musica per annullarne le ventole dell’impianto di condizionamento.

Il ‘rumore bianco’ è diventato un vero e proprio strumento di progettazione!

Lunedì scorso, parlando con il prof. Guido Tattoni – che ha tenuto un’interessante lezione di Soundscape nel mio corso – siamo arrivati a parlare di Silenzio.

[Con silenzio si intende la relativa o assoluta mancanza di suono o rumore]

Il silenzio assoluto si può raggiungere solo all’interno di un artificio, in quelle che vengono chiamate stanze anecoiche.

E’ cosi?

Se si riesce a togliere tutto ci si accorge che l’orecchio istintivamente si raffina, diventa più sensibile e va alla ricerca delle sfumature più profonde sino ad arrivare a sentire forte e chiaro il battito del proprio cuore e il flusso del sangue…

Se si riescono ad annullare tutti i suoni esterni, naturali o artificiali, si scoprono quelli interni e quindi: NON si raggiunge il silenzio!!

Ma essendo un concetto relativo lo possiamo declinare e quindi raggiungere…

…mi viene in mente uno scritto di Andrea Bajani: «Bisognerebbe vedere come l’uomo tratta il mare per tirarne fuori il sale e bisognerebbe dividere in vasche anche il silenzio. Estrarlo dalla terra, aspirarlo dai boschi quando è notte, raccoglierlo a secchielli dalle cantine…. Bisognerebbe fare come si fa con il mare, e dopo avere diviso il silenzio in vasche aspettare, sapendo che l’attesa sarà ricompensata».

Attesa.

E’ lo stato in cui sono gli scali.

Attesa silenziosa.

Pausa.

Ascoltiamola.

Usiamola per percepirne un ritmo.

La città come un corpo umano può silenziarsi ma comunque genera dei suoni minimi legati alla sopravvivenza.

Ripartiamo dall’ascolto – o dalla sopravvivenza – e vediamo dove ci porta….

***Grazie al prof. Tattoni per aver portato in aula questo affascinante argomento!!!

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