Diario di Wall

Ho chiesto ai miei studenti di scrivere una storia per raccontare il loro concept di progetto!

Volevo che traducessero in parole le loro suggestioni, innescando un processo di immaginazione in loro e in chi li legge.

Iniziamo con il racconto di Valentina Bagarotti, Antonella Milardi, Marta Stefanini

[che hanno analizzato lo Scalo di Porta Genova e ora stanno pensando a come migliorarlo prima che sia coinvolto dal macro-progetto di rigenerazione urbana Circle line]

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Diario di Wall 16/12/2017

Come ogni mattina, prima dell’alba, lo stridio della frenata del treno mi strappa dal mio dolce sonno: ecco l’inizio di una nuova giornata. Mi chiamo Wall, sono nato qui 132 anni fa e fin da allora, ogni giorno è sempre il solito tran tran: il treno delle 5.50 proveniente da Mortara mi sveglia con fare brusco e, abituato ormai alla sensazione di essere improvvisamente precipitato giù dal letto, comincio le mie giornate in una delle più tranquille zone di Milano. Saluto il vecchio amico Tom, di qualche anno più giovane di me, ma con acciacchi da anziano in piena vecchiaia e aspettando che Muriel si svegli, le auguro il miglior buongiorno lanciandole un bacio volante che solo Tom può recapitarle. Il via vai di persone inizia a circolare da una parte all’altra della città. Nessuno si ferma in questo posto, nessuno ci osserva; veniamo ogni giorno percorsi in lungo e in largo come fossimo canali dove centinaia di persone scorrono come un corso d’acqua per raggiungere il proprio posto di lavoro, sbrigare i propri impegni e fare le proprie commissioni. Tutto ciò viene fatto nel minor tempo possibile, come una staffetta si fa stazione in tutti i posti che prevede il programma della giornata e si taglia il traguardo correndo a lavoro timbrando il cartellino.

La storia della mia vita inizia intorno agli anni ‘80 dell’Ottocento. Esattamente nel 1885 sono nato io, proprio qui dove ancora oggi vivo: Milano Porta Genova. Sin dai vecchi tempi svolgo lo stesso lavoro di Muriel, siamo funzionari della Stazione di Milano Porta Genova, come prevede la legge abbiamo il titolo di “Guardia Particolare Giurata” in acronimo “G.P.G”. Più semplicemente, svolgiamo il compito di proteggere la stazione e dintorni dal resto della città. Dopo tutti questi anni, fortunatamente reggo ancora sui miei piedi e anche se con qualche dolorino qua e là, un po’ di manutenzione nelle zone più fragili ormai inclinate, sono in grado di svolgere il mio lavoro serenamente e al fianco di Muriel. Tom fa un lavoro davvero difficile e duro, motivo per cui pur essendo più giovane di noi soffre di malesseri e dolori fisici che ad oggi non gli permettono più di operare . Anche lui funzionario della Stazione di Milano Porta Genova consentiva giorno e notte il transito delle persone da una sponda all’altra della stazione. Più esattamente, Tom era l’unico mezzo che permetteva di oltrepassare le barriere di protezione, cioè Muriel ed io. Lui era il collegamento più immediato, comodo e affascinante per le sue doti artistiche, in grado di portarti dall’altra parte della città. Tom con il suo lavoro ha conosciuto tantissime persone. In particolare c’è sempre stata una donna che non usava Tom per raggiungere l’altro lato della città, ma al contrario passava gran parte delle sue giornate su di esso. Lei si chiama Miky, una ragazza rumena di cui Tom si innamorò subito. Ogni mattina Miky arrivava dopo il risveglio dell’alba e fino al tardo pomeriggio restava insieme a lui. Lo puliva, lo lavava, si preoccupava del fatto che tutti fossero gentili con lui. Ancora oggi ricordo quel pomeriggio in cui dei giovani lanciavano delle bottiglie di vetro contro Tom; Lui era impotente, ma Miky lo difese fino a far scappare i ragazzi delinquenti che lo maltrattavano; lo medicò, lo ripulì e a fine giornata andò a casa. Due anni fa fu diagnosticata a Tom una brutta malattia alle ossa e da quel giorno fu mandato in pensione. Miky anche se non può più prendersi cura di lui, resta sempre al suo fianco e ricorda i tempi in cui insieme affrontavano intere giornate.

Muriel, come me, ha 132 anni. Siamo ormai entrambi vecchiocci, ma dal primo momento che ci siamo visti è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Lei è bellissima, piena di energia, sorridente, solare anche nei giorni più cupi dell’inverno; passa tutte le sue giornate a lavoro senza mai lamentarsi di come sia pesante per una donna controllare e proteggere tutto il retro della stazione. Pur avendo la mia età, si mantiene molto più in forma di me: non ha bisogno di manutenzione, supporti, sostegni, o strane operazioni di cantieristica, cose che invece a me vengono sottoposte ormai da qualche anno. Siamo innamorati e mai in tutti questi anni ho pensato ci fosse qualcuna che potesse prendere il suo posto.

A differenza di quello che potrebbe sembrare, la nostra storia, non è una semplice storia d’amore come quella di Tom e Miky. Sia io che Muriel abitiamo nello stesso posto, svolgiamo lo stesso lavoro, ogni mattina ci svegliamo insieme e passiamo giorno e notte uno a fianco all’altra. Potrebbe sembrare che sia tutto normale: una coppia anziana, sposata e che L’amore che io e Muriel proviamo l’uno per l’altra, è amore vero, ma nello stesso tempo complesso. Qualcosa di estremamente lungo e invalicabile ci divide: si chiamano Bin e Ariel, sono i capi della ferrovia che sorvegliano i treni e permettono ad essi di partire e arrivare a destinazione.

Non ci siamo mai baciati, ne toccati ne sfiorati, noi possiamo solo guardarci; io e Muriel percorriamo esattamente il loro andamento per circa 1 km di lunghezza, siamo le loro guardie e destinati a stare ad una distanza che permetta lo svolgimento della loro attività, questo non ci farà incontrare: siamo paralleli, proprio come due binari.

Ovviamente sapevamo fin dall’inizio che sarebbe stata una storia impossibile, ma d’altronde, al cuore non si comanda e abbiamo vissuto giorno per giorno senza preoccuparci di come avremmo dovuto o potuto fare, ma con la speranza che un giorno sarebbe arrivato qualcuno che cambiasse le cose. Anche oggi la giornata è finita e ho concluso la pagina del mio diario. Saluto Muriel mandandole un bacio e come sempre le auguro la miglior buonanotte, do un colpetto a Tom già assopito e provo a dormire.

Proprio prima di addormentarsi Wall pensa:

“Chissà se un giorno qualcuno leggerà questa robaccia e sarà in grado di capire quello che vuole dire un muro, vecchio e quasi da abbattere; chissà se un giorno il mio amico Tom potrà tornare a sorridere, magari con la dolce Miky al suo fianco; chissà se un giorno io e Muriel potremmo stare insieme veramente; chissà se un giorno qualcuno potrà far risplendere questo posto, sarebbe come rinascere.”

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