Mille mila treni

Margherita Bergamo e Lisa Beatrice Elli ci raccontano la storia di un binario…

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Mi chiamo Mario

e per decenni il mio ruolo era quello di binario,

mille mila treni mi hanno attraversato,

centinaia di persone con me hanno parlato.

Poi le cose sono un po’ cambiate

e nuove decisioni sono state affrontate.

Molti anni da solo ho dovuto passare,

e inutile mi hanno fatto sentire.

Oggi, una casa, finalmente mi hanno dato,

le persone vicino a me un ruolo mi hanno assegnato.

Grandi archi mi proteggono,

i fili d’erba mi accarezzano.

D’arte mi sono appassionato,

nuovi eventi intorno a me hanno organizzato.

 

Un pomeriggio visitando Fondazione Prada, nei pressi di Porta Romana, ho osservato qualcosa di nuovo collocato all’interno dello scalo ferroviario adiacente.

Uscita decisi di avviarmi per capire cosa stesse succedendo.

Entrando subito rimasi colpita osservando una costruzione d’impatto volumetrico decisamente mozzafiato rispetto il contesto.

Grandi archi di forma geometrica si ripetevano in sequenza uno dopo l’altro creavano un grande portone di accesso a questo serpentone che semi-copriva una porzione di binari disattiva.

Mi avvicinai e sotto di questa mi sentivo davvero piccola; la struttura composta da questi vari elementi, mi colpì per la diversità di materiali utilizzati, in particolare uno catturò la mia attenzione: una sorta di grigliato occupato da elementi vegetali che andavano a finire fino al suolo e da li partiva una distesa di tappeto erboso che creava dei piacevoli passaggi tra un binario e l’altro.

Mentre i bambini correvano e giocavano, ed alcuni animali (soprattutto volatili) cominciavano ad animare quel posto, notai diverse persone far scorrere vari elementi sui binari disattivi: padiglioni con esposte opere di artisti emergenti, panchine che permettevano il rilascio di energia per caricare i propri dispostivi tecnologici e particolari installazioni interattive con i visitatori.

Avevo capito che quel posto, una volta pauroso e cupo era tornato a brillare, la posizione dentro ma allo stesso tempo “fuori” la città permette di mantenere una certa identità di luogo rilassante, ma le nuove identità proposte lo fanno diventare casa per alcuni, oltre che dare respiro e novità agli abituali visitatori dello scalo.

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