Vuoto da riempire o silenzio necessario?

Spesso il vuoto ci spaventa!

Spesso il silenzio ci spaventa!

Se diciamo vuoto pensiamo a qualcosa da riempire, al vuoto diamo spesso una accezione negativa, di mancanza, una sequenza velocissima di link incontrollati dentro la nostra testa ci portano a cercare il contenuto, di oggetti, di immagini, di suoni e di parole!

In filosofia è mancanza_”Prime speculazioni sul concetto di vuoto come assoluta mancanza di materia“, in matematica è privazione_” insieme privo di elementi”, come aggettivo è negazione_”che non contiene niente in sé“, in architettura spesso è una condizione di luoghi in attesa di diventare altro, di stanze da arredare e di aree urbane non ancora progettate.

Ma il vuoto si può anche considerare come una pausa necessaria che lascia spazio alla personalizzazione delle esperienze. In quanto tale diventa un soggetto da progettare nel rispetto della sua natura di assenza!

Come ci insegna John Cage, non si dà musica senza silenzio!

Alla scoperta di una casa privata

La casa biologica DSCF0981

Natura come filosofia di vita: progettazione Feng Shui e costruzione in legno per la nuova casa dei “signori Remedia”.

Questa casa è la concretizzazione architettonica e costruttiva di una filosofia di vita.

La natura, l’immersione in essa ed il contatto diretto con la sua forza: questi sono i temi alla base del progetto.

Per tutte le persone coinvolte nel lavoro c’è stato un assorbimento totale, ciascuno si è lasciato conquistare da un’idea nuova e assoluta facendola propria: dalla progettazione alla realizzazione, ogni fase ha risposto ad un necessità, quella di mantenere il legame uomo-terra nella sua forma più rispettosa, ma anche funzionale ad entrambe le parti in gioco, l’essere umano appunto e Madre Natura. (…)

Continua a leggere nel comunicato… 😉 😉

Comunicato_Casa REMEDIA_01

Post-it della memoria

Durante la prima lezione di Urban Design, ispirata dai sassi di Maider Lòpez,  ho chiesto ai ragazzi di posizionare nel campus una serie di post-it di diverso colore, ogni colore un ricordo: giallo=la prima volta in NABA, verde=la prima persona importante, azzurro=il primo esame, fuxia=il primo amore (declinato in persona , argomento, o…), arancione=il bello e il brutto (questo punto lo hanno scelto gli studenti e volontariamente hanno voluto creare un’ambiguità insolita).

La mia speranza era quella di visualizzare le memorie di un luogo e di cercare di capire – anche se i numeri contenuti non hanno reso scientifica la mappatura – quanto un luogo può contribuire alla formazione di un’emozione, per collocazione, per forma, per colore, per energia,…

In aula abbiamo fatto una mappa di sintesi e ogni ragazzo nell’apporre i suoi post-it ha condiviso gli aneddoti dei ricordi.

Tanto fuxia per fortuna e molto arancione dal doppio senso ;), mi diverte il dubbio.

***Grazie ai ragazzi per aver contribuito alla documentazione fotografica e per aver rimosso tutti i post-it alla fine della mattinata***

[XS]

Durante il corso di Architettura degli Interni ci siamo concentrati sugli spazi minimi: [XS] extra small è diventato il nostro motto!

Siamo partiti dal tempietto di San Pietro in Montorio di Bramante, passando per Maison Citrohan e la rivoluzione concettuale che ha introdotto, abbiamo toccato Fuller e la sua Dymaxion Deployment Unit per raggiungere l’Unitè d’habitation prima di arrivare alle avanguardie con gli Archigram e le loro nuove visioni (Plug in city, the walking city, Istant city); proseguendo per Habitat 67 e la Capsule Tower abbiamo raggiunto le Unità Minime di Emergenza degli anni ’70 italiane, prima di affrontare molti casi studio contemporanei e concludere con la casa tascabile Basic House del designer catalano Martìn Azùa.

Questo grande viaggio è stato arricchito da uscite verso la Triennale e la mostra ‘Stanze’, il cortile della Statale con le “Casette del viandante” di Marco Ferreri -un’idea di albergo diffuso a basso impatto ambientale – e infine la conferenza di Andrea Carletti ideatore di Street Food Mobile – spazi minimi in movimento per la distribuzione di cibo.

Raggiunta la fase di progetto, scegliendo il nostro Campus come ‘contenitore’, tanta era la voglia di pensare a spazi minimi, innesti, estensioni, addizioni, per amplificare alcune funzioni o introdurne di nuove.

Un lavoro di ricerca ha consentito di individuare degli ambiti di interesse, si è scelto dunque un target, un uso, uno specifico luogo a volte mutevole ed ecco che il primo di luglio i ragazzi hanno presentato i loro micro progetti dal concept a uno studio di fattibilità!

E’ stato un piacere ragazzi e non dimenticate che: “dove c’è una scala, c’è un buco

😉

Life in Pieces

00All’interno del macro tema di NABAvision 2016 l’Albero genealogico, il workshop Life in Pieces ha avuto come obiettivo rendere ‘tangibili dei pezzi di vita’ dei ragazzi partecipanti.

Ogni studente ha avuto a disposizione 20 tasselli, di dimensioni 14cm x 14 cm, in cartoncino resistente ma facile da incidere, cosicché tramite tagli e semplici incastri si sono potute creare le ‘forme’ dei racconti.

Un lato del tassello lo hanno colorato, ad ogni colore corrispondeva un macro tema: bianco per la famiglia, rosso per gli affetti, giallo per lo sport, verde per la musica, arancione la cultura e blu i social media, e l’altro lato lo hanno utilizzato per narrare con testo e immagini, aneddoti, momenti importanti, persone, …

Così facendo a fine giornata, oltre a delle straordinarie composizioni, abbiamo avuto un’indicazione cromatica per ogni partecipante e un clima complessivo che ci hanno consentito di leggere quali sono le categorie che, fino ad oggi, più li hanno coinvolti: tanto rosso!!!

Bella esperienza!

😉

Milano d’acqua

Umberto Garboli e Antonio Pelacani, durante il mio corso di Urban Design di quest’ anno, hanno sviluppato un ‘romanticissimo’ progetto:

utilizzando delle vernici idro-sensibili, hanno immaginato di portare alla luce, nei giorni di pioggia, la Milano d’acqua – perché Milano era piena di canali che a un certo punto sono stati intombati per favorire la circolazione su ruote.

Grazie a segni a terra (invisibili nei giorni di sole) e a piccoli amplificatori, aggiunti al sistema di illuminazione esistente che riproducono il suono dell’acqua, il loro progetto sarebbe in grado di risvegliare la memoria degli anziani e presentare, tramite un racconto sensoriale, la città che era – tutto questo nei giorni grigi o utilizzando degli idranti…

😉

Grazie ragazzi!

 

 

Il ‘tocco’ di Christo

“Raramente vedo le persone toccare i muri, sono felice di averle avvicinate all’architettura e al paesaggio, nel nasconderlo l’ho reso desiderabile…”

Forse non sono state le parole esatte ma è una delle affascinanti riflessioni che mi porto con me dopo la coinvolgente lecture di Christo.

Un uomo di quasi 81 anni.

Un professionista dai moltissimi aneddoti.

Un marito devoto alla compagna scomparsa qualche anno fa.

Tra inimmaginabile energia, racconti di vita, di economie, di strategia e tanto, tantissimo romanticismo, ci ha coinvolto per più di due ore inondandoci di passione e numeri *.

L’artista usa il paesaggio come se fosse una tela, disegna sull’acqua, sottolinea una scogliera, incornicia percorsi, enfatizza la silouhette di architetture impacchettandole; tutto in scala gigante, perché gigante è ciò che ci circonda e invece di dare la sensazione di domarlo, Christo lo rende ancora più potente!

La sala era piena di giovani, colma di domande, traboccante di curiosità, …

Una mia studentessa il giorno dopo mi ha detto: “prof., Christo ha quasi 81 anni e io quasi 21…ieri sera nel godermi il suo entusiasmo mi sono sentita vecchia e ho capito che devo alimentare ogni giorno la mia passione per sperare di ringiovanire nei prossimi 60 anni!”

Obiettivo raggiunto, Christo “impacchetta” tutto ma non riesce a nascondere la sua passione e noi l’abbiamo toccata!!!

;)))

Ringrazio ancora Elisa Barbieri (leggi il suo post sulla lezione) che ha reso possibile questo incontro e NABA che è stata una accogliente cornice 😉

*numeri: 17 metri di profondità del telo, 115 ombrelloni, 31 portali, 14 giorni di durata, ecc, mentre alcune quantità sono intuibili poiché date dalle misure del paesaggio, altre sono curiose e misteriose – nascondono numeri personali legate a date di nascita e somme di giorni fondamentali della propria esistenza? Nascono da giochi personali paragonabili alla scelta della schedina del lotto? Chissà!!! Tutto non si può sapere 😉

The Floating Piers

CHRISTO

Chi non ha sognato di ripetere il gesto biblico del camminare sulle acque?

Emozione forte che, sfidando la gravità, regala punti di vista inediti!?!

Ed ecco che vicino a noi, al Lago di Iseo, il grande artista Christo dipinge un paesaggio: non è la prima volta che usa l’acqua come una tela ma è inedito che renda possibile attraversare il suo lucente segno, regalando un sogno 😉

Lunedì prossimo 9 maggio, alle ore 18:00, in NABA si terrà una open lecture di Christo rivolta a tutti gli studenti del campus, dedicata all’ultimo progetto “The Floating Piers”.

A volte i sogni che si avverano!

😉

 

 

StreetFoodMobile

XSlogo…e se si parla di Spazi Minimi non possiamo non pensare all’Ape Piaggio declinata in supporto per cibi tipici che, grazie alle tre ruote, si sposta per strade e piazze. Andrea Carletti circa 10 anni fa ha avuto un’idea, l’ha strutturata, impacchettata e proposta, non si è fermato davanti ai primi rifiuti, perplessità, problemi e un po’ per gioco, ma molto per passione, si è costruito il primo prototipo.

Dopo il successo di “pane burro e acciughe” ha rinnovato tutta la sua determinazione che lo ha portato a creare Street Food Mobile.

L’Ape viene trasformata in una cucina mobile e ogni cliente può caratterizzarla come meglio crede, creando continuità con attività già in essere o immaginando nuove immagini coordinate in linea con il cibo proposto: da Pizza e Mortazza rosa a pois bianchi a Aperitivo vestita da Sposa molteplici sono le varianti sino ad oggi progettate.

Il 26 aprile Andrea Carletti è venuto in NABA a raccontare la sua storia, ricca di aneddoti sia tecnici che umani. 40 giovani aspiranti designer + una prof., attenti, incuriositi e divertiti, lo hanno accolto con entusiasmo e oggi lo ringraziano per l’appassionato e utilissimo intervento!

😉 😉 😉 ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) ;);) 😉

[XS]

XSlogoXS è la sigla del mio corso di Architettura degli Interni I, perché stiamo studiando Spazi Minimi, [ExtraSmall], tema che coinvolge e declina in maniera originale assunti specifici del costruire: architetture e luoghi visti come specifiche problematiche legate alla dualità tra radicamento e mobilità, tra permanenza e temporaneità, tra individuo e socialità.

Nell’indagare queste affascinanti tematiche abbiamo visitato, in Triennale: STANZE. Altre filosofie dell’abitare” , Neo Preistoria e Women in Italian Design.

Da Stanze abbiamo ‘rubato’ l’intimità del progetto, partendo dai maestri del ‘900 sino ad arrivare ad alcune interpretazioni contemporanee dell’abitare; da Women in Italian Design tanta allegria mista curiosità e anche un pochino di perplessità sul taglio polemico di genere; la Neo Preistoria ci ha infine regalato ‘100 verbi’ che da lontano ci accompagnano all’oggi, fondamentale intuire quanto nella storia ogni cultura abbia declinato le stesse parole verso significati differenti…

La Triennale si conferma un luogo da frequentare il più possibile!

Attraversando il centro, siamo arrivati al cortile del ‘700 dove quattro unità abitative minime, ideate da Marco Ferreri, ci hanno aperto al tema del viaggio.

La casetta del viandante mostra uno stesso ‘rifugio’ declinato da diversi designer . Si tratta di un modulo da posizionare sulle grandi direttrici pedonali europee, una sorta di albergo diffuso eco-sostenibile che accompagna il viaggiatore in questo momento storico caratterizzato dai molti spostamenti.

Tra merletti, sex toys, grafica, suoni, …, un piccolo viaggio all’interno di piccoli spazi che ci ha dato grandi emozioni 😉